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 | >Teatro di Prosa 7/8 dicembre 2009 Teatro Politeama h 21.00 Teatro de Gli Incamminati VITA DI GALILEO di Bertolt Brecht con FRANCO BRANCIAROLI e con Giancarlo Cortesi, Nicola Ciulla, Daniele Griggio, Giorgio Lanza, Lucia Ragni, Alessandro Albertin, Giulia Beraldo, Tommaso Cardarelli, Luca Fiorino, Emanuele Fortunati, Nicole Vignola scene Pier Paolo Bisleri costumi Elena Mannini musiche Germano Mazzocchetti luci Gigi Saccomandi regia ANTONIO CALENDA Durata 2h20 compreso intervallo Biglietteria: 5/6 dic h 10.00-13.00/16.00-19.00 7/8 dic h 10.00-13.00/16.00-21.00 Info: 366.1726414 |
Franco Branciaroli è Galileo in Vita di Galileo, per la regia di Antonio Calenda. In scena il conflitto tra scienza e potere, tra etica e ricerca: tra responsabilità civile e salvezza personale. Composto fra il 1938 e il 1943, il dramma fu rielaborato in almeno tre distinte riprese e costituì sempre un culmine nella produzione brechtiana: una sorta di “testamento spirituale”. Un capolavoro nei cui inquietanti chiaroscuri si possono intuire le vie per comprendere veramente il XX secolo e i suoi conflitti, ovvero le ombre del nostro presente, come già sottolineò nel 1963 Giorgio Strehler nel suo allestimento. La storia percorre la parabola del grande scienziato pisano dal tempo dell’insegnamento a Padova agli ultimi anni vissuti forzatamente in “ritiro” a Firenze, sotto la sorveglianza della Santa Inquisizione: un’esistenza densa di entusiasmi, affermazioni, sconfitte, intuizioni. La rivelazione più clamorosa riguarda il Modello Copernicano: non è Galileo ad intuirlo per primo, ma per primo riesce a dimostrarlo scientificamente, grazie proprio all’uso di quel telescopio di cui si era impropriamente attribuito l’invenzione. Le conseguenze di tale dimostrazione sono dirompenti: la Chiesa non è disposta ad abbandonare la teoria tolemaica del geocentrismo, l'Inquisizione processa Galileo e gli pone una scelta fra le più laceranti. Restare fedele a sé stesso, agli allievi, accondiscendere fino in fondo alla propulsione della scienza e ad essa sacrificare la vita, oppure salvarsi, abiurando le teorie rivoluzionarie? Lo scienziato decide per la salvezza, anche se Brecht, pur condannandola, ci fa intuire che in questa scelta c'è comunque un perseguire anche la salvezza delle proprie scoperte . Vita di Galileo, che ha debuttato lo scorso marzo a Roma riscuotendo un enorme successo di pubblico e critica, è ricchissimo di spunti di riflessione per l’uomo contemporaneo, spunti su cui il Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia e il Teatro de Gli Incamminati hanno puntato nella messinscena dell’opera, affidata alla regia di Antonio Calenda e - per il ruolo del titolo - ad uno dei maggiori protagonisti della scena nazionale, Franco Branciaroli. La scelta è quella di mettere in scena l’azione brechtiana in una scena-cosmo-mente in cui è resa visibile la piccolezza dell’uomo proporzionata all’immensità del cosmo, esito della grande rivoluzione copernicana: per dire in questo modo quanto l’uomo di oggi sia conseguenza della scissura interiore iniziata con Galileo.
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