|
|
 | >Teatro di prosa 14/15 novembre 2009 Domenica pomeridiana h 18.00 fuori abbonamento Teatro Politeama h 21.00 Komiko Production in collaborazione con Augusteo Produzioni FRANCESCO PAOLANTONI UOMO E GALANTUOMO di Eduardo De Filippo con NANDO PAONE e con Ciro Capano, Fulvia Carotenuto, Patrizia Spinosi, Susy Del Giudice, Giuseppe Mastrocinque, Federica Aiello, Sergio Celoro, Antonio Fiorillo e TONINO TAIUTI regia ARMANDO PUGLIESE
Durata 2h30 compreso intervallo
Nuovo allestimento |
Uomo e galantuomo è una commedia in tre atti scritta da Eduardo De Filippo nel 1922 e inserita dall'autore nel gruppo di opere da lui chiamato Cantata dei giorni pari. La commedia è stata scritta da Eduardo per il fratellastro Vincenzo Scarpetta e messa in scena nel 1924 con il titolo Ho fatto il guaio? Riparerò! Il 23 febbraio 1933 la farsa fu rappresentata dalla compagnia di Eduardo “Teatro Umoristico I De Filippo” con il titolo definitivo di Uomo e galantuomo. Ospiti a spese del ricco e giovane don Alberto De Stefano nella località balneare di Bagnoli presso l'albergo gestito da un suo amico, sono gli attori di una scalcagnata compagnia teatrale “L'eclettica”, così chiamata perché pretende di esprimere il suo talento in ogni genere dell’arte teatrale. Poiché la sera precedente, l’esibizione della compagnia si è svolta tra l'indifferenza e gli insulti del pubblico , il capocomico Gennaro De Sia vuole riscattarsi dalla brutta figura e impone una prova del nuovo dramma che sarà messo in scena. Si tratta dell'opera a forti tinte Malanova (cattiva notizia) di Libero Bovio che gli sgangherati attori massacrano per la loro incompetenza. L’esibizione penosa della compagnia verrà interrotta dall’arrivo di Salvatore, fratello di Viola, la primadonna messa incinta dal capocomico. Salvatore precedentemente ha incontrato don Alberto che lo ho scambiato per il fratello della sua misteriosa amante Bice, anch’essa incinta di lui. Sentendo che è venuto per reclamare il matrimonio riparatore, don Alberto, che è un galantuomo, assicura a Salvatore, stupito che un signore voglia sposare un’attrice e per di più incinta di un altro, che farà il suo dovere sposandosi. Da qui nasce un colossale equivoco che porterà, nella confusione generale scaturitane, alla fuga di Gennaro in una camera dove sta bollendo una grande pentola che servirà agli attori per cucinare il loro pranzo. Ma Gennaro inciampa nella pentola e una cascata di acqua bollente gli si riversa su i piedi. Fortunatamente incontra un dottore, il conte Tolentano che, mosso a compassione dell’ustionato, lo porterà nella sua casa per curarlo. Nel frattempo don Alberto, venuto a sapere l’indirizzo di Bice, si reca alla sua casa per chiedere la sua mano: ma qui scopre che Bice è sposata ed è la moglie di Tolentano. Alberto, vistosi scoperto dal conte, si finge pazzo per ingannarlo e la recita, anche per il contributo di Gennaro che chiamato a testimoniare la sanità del giovane imbroglia invece di più la situazione, riesce a tal punto che viene fatto incarcerare. Tolentano, nel frattempo, indovinata la finta pazzia di Alberto lo mette alle strette: o si farà ricoverare in manicomio come pazzo, salvando così l’onore di marito tradito oppure lo stesso conte gli sparerà per lavare la macchia al suo blasone. Invece, sarà lo stesso Talentano costretto a fingersi pazzo per evitare le ire di Bice che ha scoperto una sua relazione con una donna sposata. Alberto finalmente non più finto pazzo sarà liberato.
|
|